domenica, 12 agosto 2007

LE IMPERFEZIONI: UN LIBRO CHE NON VOLEVO COMPRARE

Alfredo Colitto su www.borderfiction.it   

Conosco e stimo Valerio Varesi, noto al grande pubblico soprattutto per i romanzi del commissario Soneri , dai quali è stata tratta una serie televisiva di notevole successo. Ma Le imperfezioni non lo volevo comprare. Non tanto per i sedici euro, quanto perché, abituato (per lavoro e per gusto personale) ai sapori forti, la storia descritta sui risvolti di copertina mi sembrava un po’ insipida. A un tizio rubano il portafoglio. Lui capisce chi è il ladro ma non sa reagire perché si fa un sacco di problemi. Non lo prende per il collo. Non gli spara. Non chiama neppure la polizia. Boh.

Poi l’ho aperto, per leggere l’incipit. Ed è successo che non sono riuscito a smettere per almeno cinque pagine, lì in piedi davanti al banco del libraio. Un inizio di romanzo tra i più belli che ricordi, dove la debolezza vigliacca del protagonista, l’arroganza silenziosa del ladro, la perplessità del padrone del bar che non sa a chi credere, acquistano una forza quasi mitica.

Bene, il libro non l’ho comprato lo stesso.

Ho pensato che oggi nessuno scrive più così, che Varesi aveva avuto la mano felice con l’incipit, ma poi di certo la forza sarebbe calata e io sarei rimasto ancora più deluso proprio a causa di quel bell’inizio.

Ma ormai la storia mi era entrata dentro. Volevo sapere come l’episodio del portafoglio rubato avrebbe cambiato la vita di Fernando Savani, redattore di un quotidiano locale. Come un suicidio causato dallo stesso uomo che aveva borseggiato lui lo avrebbe portato a scoprire la verità, su quell’uomo ma prima di tutto su se stesso. Il giorno dopo sono tornato in libreria e ho finalmente speso quei sedici euro.

Come è andata preferisco non dirlo. La lettura è un viaggio personale e ognuno in un romanzo può trovare cose diverse. Certo che l’ho letto in un lampo, non mi sono annoiato per niente, ho apprezzato una finezza di linguaggio che oggi si trova di rado.

E ho avuto un’altra prova che per scrivere in modo coinvolgente non sempre sono necessari gli effetti speciali.

Le imperfezioni è un romanzo che consiglio a tutti quelli che amano leggere, senza distinzione di generi.

postato da: ipinguininelsottoscala alle ore 01:44 | Permalink | commenti (11)
Commenti
#1   18 Settembre 2007 - 16:40
 
vorrei aggiungermi alla lista di quelli che consigliano questo libro. Lo consiglio a chi ama la buona letteratura, oltre i confini delineati dai "generi". Lo consiglio a chi apprezza l'indagine psicologica, prima di quella investigativa. Lo consiglio a chi preferisce una scrittura efficace ad una muscolare. A chi sa calarsi nella pelle e dietro agli occhi del protagonista per entrare in empatia con le sue insicurezze.
Consiglio questo libro perché è un elogio delicato alla complessità di questo mondo. Lo consiglio perché riesce a rappresentare l'ossessione di un uomo che si spinge a dividere i suoi simili in lupi e agnelli. Lo consiglio perché sa essere contradditorio come spesso è l'animo degli uomini.
Grazie Valerio.
Fabio Mazzoni
utente anonimo

#2   19 Settembre 2007 - 15:57
 
Grazie a te Fabio! E di cuore
v.
utente anonimo

#3   02 Ottobre 2007 - 12:54
 
Io non capisco tanto entusiasmo. Ho letto le imperfezioni e l'ho trovato mortuario. 276 pagine senza una vera evoluzione narrativa. Non succede un accidente, e non mi riferisco ai fatti, parlo dello stato d'animo del protagonista, depresso e depressivo dall'inizio alla fine. La prosa non si accende mai. E' grigia come il protagonista, troppo preso a prendersi sul serio per trovare un briciolo di umorismo. La storia diventa involontariamente ridicola quando una città di provincia viene messa a ferro e fuoco, stile 68 parigino, a causa di un articolo del giornale locale, neanche l'avesse scritto il diavolo in persona. La sequenza delle scene poi è noiosa e ripetitiva, prevedibile. I personaggi pochi e soli, con poche cose da dire. Senza fascino. Un triste viaggio nella mediocrità e nello squallore della provincia senza una vera idea e una vera ispirazione. Ho esagerato? Forse sì. Ma se questa è la nuova letteratura italiana...
Infine, un omaggio a Frassinelli che l'ha pubblicato con una copertina orribile. E' contento Varesi di quella copertina? Non prendetemi troppo sul serio. Un saluto. Fabio Bussotti.
utente anonimo

#4   02 Ottobre 2007 - 16:05
 
Pazienza, Bussotti, farò a meno del suo entusiasmo. Ma se le posso darle un consiglio, calmi il suo livore che mi pare un po' sospetto e, mi scusi l'ardire, un tantino saccente. Da ultimo vorrei dirle che se lei lancia un giudizio, tanto più qualcosa che assomiglia a un insulto, deve assumersene fino in fondo la responsabilità evitando di invitare chi legge a non prendere il tutto "troppo sul serio". Lei ci fa o ci è? Ma forse ha ragione lei: non la prenderò troppo sul serio.
v.
utente anonimo

#5   02 Ottobre 2007 - 16:31
 
Ammetto che il mio giudizio è un po' pesante, però non mi tiro indietro. Ho firmato il mio intervento con nome e cognome e mi assumo le mie responsabilità. Sono semplicemente un lettore che ha letto il suo libro guadagnandone in cattivo umore. Quando dico di non prendermi troppo sul serio intendo dire proprio che il mio giudizio è dettato più dal malumore che da una riflessione ponderata. Saccente lo sono stato, è vero, ha ragione. E non è una bella cosa. Lo ammetto. Sospetto, no. E perché? Un caro saluto, comunque. F.B.
utente anonimo

#6   10 Ottobre 2007 - 16:19
 
Ciao Valerio sono un ex compagno di classe di suo figlio Emilio.
Mi chiamo Alberto.
PS: bello il blog!
utente anonimo

#7   10 Ottobre 2007 - 18:30
 
Grazie Alberto! Riferirò a Emilio della tua visita. Ogni tanto mi parla di te. Spero che vada tutto bene e che la scuola ti piaccia. Salutami i tuoi!
Un caro saluto.
v.

utente anonimo

#8   10 Novembre 2007 - 14:51
 
Ho visto la prima parte, e ne ho avuto abbastanza, dello sceneggiato di venerdì 09/11/2007.
La profondita delle analisi dello scrittore, su quanto circonda il comissario Soneri, posta nei suoi libri, tutti, è una cosa di serie A che non ha nulla, dico nulla a che fare con i personaggi dello sceneggiato.
Ci sono solo dei nomi svuotati completamente della pscicologia, dell'acume, del modo di rapportarsi con i fatti e con le relazioni interpersonali tra il commissario Soneri con i vari Juvara, Draghi, Angela.
Inoltre Draghi, Juvara sembrano delle macchiette e non quei collaboratori acuti nei libri. I personaggi dello sceneggiato sono dei cloni malriusciti che gridano vendetta a Dio.
Come può Valerio Varesi lasciare usare i nomi dei suoi personaggi e lasciare usare, soprattutto il suo nome posto nei titoli dello sceneggiato????
Grazie per lo sfogo.
Franco Casero
utente anonimo

#9   10 Novembre 2007 - 16:18
 
Caro Franco, mi dispiace di questo effetto poco positivo suscitato dallo sceneggiato. Succede spesso anche a me di restare deluso dalla trasposizione di un romanzo, ma credo sia normale. Quando uno legge, fa suoi il libro, i personaggi e le ambientazioni. Questa appropriazione, una delle cose più belle dell'esperienza della lettura, si scioglie molto spesso quando la parola scritta diventa immagine.
La televisione ha le sue esigenze anche perché si rivolge a un pubblico meno "alto" rispetto a quello dei lettori. Lei ha ragione su qualche aspetto macchiettistico, però converrà che l'interpretazione di Barbareschi è molto profonda e che l'atmosfera padana c'è. Rispetto alla spazzatura che si vede in tv questa è sicuramente una serie di qualità molto più alta e io considero già un grande risultato aver distolto tre milioni di persone dallo stupidario televisivo quotidiano. Comunque, io continuo a scrivere libri con quella caratteristica che lei ha rilevato e di cui le sono immensamente grato. Anche per l'affetto davvero commovente che lei mette in questo suo sincero sfogo!
Grazie di cuore
Valerio Varesi
utente anonimo

#10   10 Novembre 2007 - 21:13
 
Caro Varesi, la ringrazio per avere capito la mia delusione.
Continuerò sempre a leggere i suoi libri perché, oltre al filo conduttore dell’indagine di turno di Soleri, sono attratto di come lei analizza i contorni delle sue storie.
Leggendo della sua città e degli umori della gente, io vivo in una più piccola di 50000 abitanti, la trovo non molto diversa dalla mia che soffre degli stessi mali: sempre più affari, cemento e ipocrisia e sempre meno umanità e solidarietà.
Le auguro che i suoi libri, e lo meritano veramente, possano essere trasportati sulla scena da migliori registi e attori come lo è stata negli anni 80 la serie dedicata ai libri di Loriano Macchiavelli con il (sergente) Ispettore Sarti e quella più recente e più fortunata con i libri di Camilleri portati in video dalla coppia Sironi-Zingaretti.
Venerdì sera quando su Raidue andava in onda la fiction liberamente tratta dai suoi libri, contemporaneamente su un canale satellitare andava in onda la replica della fiction del Commissario Montalbano. Non c’era paragone, al primo spot pubblicitario sono passato a vedere Montalbano.
Grazie per i suoi libri
Franco Casero
utente anonimo

#11   11 Novembre 2007 - 16:09
 
Grazie a lei per l'attenzione. I due casi che lei cita, Macchiavelli e Camilleri, sono molto diversi. Il primo non è stato affatto contento della trasposizione televisiva e ogni volta che gli viene ricordata spiega quanto quell'esperienza l'abbia segnato in negativo. Camilleri, invece, giocava in casa in quanto per decenni è stato uno sceneggiatore Rai e quindi lo sceneggiato se l'è fatto praticamente su misura. Comunque, mi fa piacere che lei mantenga la sana distinzione tra tv e libri. Io sono responsabile in toto solo di questi ultimi.
Un caro saluto
Valerio Varesi
utente anonimo

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